martedì 16 maggio 2017

Let's talk about books: IL VALZER DEGLI ALBERI E DEL CIELO

TITOLO: Il valzer degli alberi e del cielo: l'ultimo amore di Van Gogh
TITOLO ORIGINALE: La valse des arbres et du ciel
AUTORE: Jean-Michel Guenassia
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 18 Aprile 2017
CASA ED.: Salani

"Detesto ciò che dipingo ma sono incapace di fare di meglio. Vorrei tanto avere la libertà di un Delacroix o di un Tintoretto, ma non mi intendo proprio di gradazione della luce e accostamento delle sfumature, non sono in grado di comporre né di creare niente di bello. Eccello nel copiare i maestri, i miei Raffaello sembrano veri e faccio un Fragonard dietro l'altro. Riproduco con facilità ciò che vedo. Sono un'imitatrice nata ma personalmente non esisto. Ecco il mio problema, riconosco le cose belle ma non riesco a inventare niente."

Chi lo sa, forse un giorno si smetterà di utilizzare una delle figure artistiche tra le più importanti del globo terraqueo per bieche operazioni di marketing e, se proprio se ne vorrà parlare, si eviterà di trasformare la sua arte, la sua poetica e la sua malattia in scialbi concetti degni di non figurare nemmeno nei bigliettini di quei famosi cioccolatini prodotti a Perugia.
Monsieur Guenassia sicuramente non è riuscito nel suo intento, o forse sì. Mi spiego. Se lo scopo del suo romanzo era fornire una rilettura della vita di Van Gogh, romanzando qualche tratto ma tuttavia restituendo tutta la forza comunicativa della sua arte e della sua mente allora mi dispiace dire che siamo davanti ad un clamoroso buco nell'acqua. Ma se l'intento dello scrittore era quello di ingolfare un mercato editoriale già saturo dell'ennesimo romanzetto d'amore pure un po' complottista allora chapeau! Operazione riuscita!
Si, perché il romanzo "sull'ultimo amore di Van Gogh", come recita il sottotitolo, non è altro che un'accozzaglia nemmeno tanto bene amalgamata di teorie cospiratorie, blandi richiami alla condizione femminile nella Francia di fine '800 e una storia d'amore che invece di appassionare lascia del tutto indifferenti. Inoltre il protagonista/non-protagonista, dato che il romanzo è narrato in prima persona da Marguerite, la figlia dell'arcinoto Dottor Gachet, avrebbe potuto essere Van Gogh, il vicino di casa dello scrittore, un'entità astratta e nell'economia del romanzo non sarebbe cambiato assolutamente nulla. Nessuno pretendeva che ci si lanciasse in ardite spiegazioni e descrizioni dell'opera del pittore olandese ma qualche concetto che riuscisse a dare un po' di profondità al personaggio magari si. E invece ecco qui un Van Gogh con la stessa profondità di una pozzanghera che della sua arte non sa dire altro che "non lo so" aggiungendo un'immancabile alzata di spalle.
Marguerite Gachet in giardino
Non che le cose vadano meglio con Marguerite, la vera protagonista dell'intera storia, colei che vorrebbe fare l'eroina romantica, la donna di spessore intellettuale bloccata nel pantano di una società che non le permette di affermarsi e invece, anche qui, grattando sulla superficie laccata da concetti importanti ma poco approfonditi, si scopre che a sostenere l'impalcatura del personaggio, ma anche di tutto il romanzo, non c'è assolutamente nulla.
Ad abbondare sono invece le "teorie cospirazioniste" che solleticherebbero deliziosamente anche il più convinto assertore dell'esistenza dei rettiliani, non mi stupirei di trovare la sinossi di questo romanzo in una qualsiasi pagina facebook che millanta di rivelare le cose che non ci verranno mai dette dai poteri forti. La storia che Van Gogh non si sia effettivamente suicidato e che alcune delle sue tele siano in realtà opera di abili falsari è roba vecchia, sentita e risentita e che ciclicamente rispunta fuori, roba che può catturare l'attenzione giusto il tempo di una pausa caffè ma che poi, nel concreto, lascia davvero il tempo che trova. Ne Il Valzer Degli Alberi E Del Cielo invece la storia d'amore di cui non si hanno prove, la teoria dell'omicidio camuffato da suicidio, le tele false (già confermate come autentiche dal Van Gogh Museum negli anni '90!) diventano i punti cardine su cui costruire tutta l'azione, intervallata poco saggiamente da estratti di lettere di Vincent o articoli di giornale che non giovano al ritmo del romanzo che stenta a decollare, aggiungendo informazioni che concretamente non dicono nulla che arricchisca la narrazione, anzi la spezzettano e la confondono.
Dottor Gachet
Non mi aspettavo sicuramente la profondità che è possibile trovare in Brama di Vivere, dove la vita di Van Gogh è necessariamente romanzata ma dove comunque non si perde mai di vista l'intento principale di esaltare una figura fondamentale nella storia della nostra cultura. Non volevo nemmeno che si dipingesse Vincent come il povero folle che buttava sulla tela i suoi vaneggiamenti ma cassare dal romanzo la sua malattia, anzi insistendo sull'idea che in realtà Van Gogh fosse sano come un pesce, significa menomare il personaggio, privarlo in parte della sua grandezza e della sua forza, quella di essere riuscito, nonostante condizioni di vita difficili aggravate da una malattia che ai tempi non si riusciva a curare, a produrre nella sua breve vita dei capolavori che ci raccontano delle sue difficoltà ma che sono capaci anche di infondere calore, forza, coraggio, gioia di vivere. Insomma non si può ignorare nulla di quella figura complessa che è Van Gogh perché togliere un pezzo significa perdere un punto di vista interessante, rinunciare alla profondità intellettuale dell'artista.
In definitiva se si vuole conoscere il vero Van Gogh forse è preferibile saltare ogni intermediario e rivolgersi direttamente a lui e alle sue splendide lettere, lettura imponente ma decisamente molto più soddisfacente.

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